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A Tavola

Parla come mangi! I modi di dire nel mondo legati al cibo 🌍

Il cibo è da sempre uno dei mezzi più congeniali ed immediati per conoscere a fondo le radici di un paese. Quanti di voi sono rimasti affascinati da una particolare cucina estera? Quanti di voi assaporando del pollo al curry in India, del sushi fresco in Giappone o il famoso Pad Tai in Tailandia si sono innamorati in un batter d’occhio di quei sapori, instaurando istintivamente un legame con quel popolo e sentendosi di conseguenza già più vicini a quella cultura?

Il cibo è a tal punto radicato nella cultura di un paese che spesso ne influenza anche il background linguistico. Modi di dire, detti ed espressioni colloquiali richiamano spesso le tradizioni gastronomiche di un paese. All’interno di proverbi o aforismi compaiono sovente piatti tipici o ingredienti particolarmente usati in quel territorio. Non ci credete? Ecco a voi alcuni esempi!

Austria

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Es ist mir Wurst!

Letteralmente “per me è salsiccia”, si potrebbe forse confondere con la versione tedesca di “per me è la cipolla” (citazione per pochi) ma il significato è ben diverso. Questa espressione significa in gergo “per me è uguale” oppure “non mi fa differenza“.

-“Paolo non viene alla festa”

-“Es ist mir Wurst!” (non mi interessa)

Il würstel è un vero e proprio must nella gastronomia austriaca e ne esistono varianti di ogni tipo: avvolti con del bacon, ripieni di formaggio, bianchi o leggermente piccanti. I würstel sono anche una forma di street food in Austria, dal momento che esistono numerosi chioschi, i cosiddetti Würstelstände, che li vendono al piatto o in forma di panino.

Schnapszahl

Testualmente sta per “numero alcolico“. Tradizionalmente chi compie gli anni con numero paro (es. 22, 33, 44) offre da bere. La Schnaps è infatti un tipico liquore aromatizzato alle erbe o alla frutta. A Vienna esiste anche un museo ad esso dedicato; il biglietto include la visita ed anche una piccola degustazione.

Inghilterra

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Credits: Shauna Leigh Robinson

It’s not my cup of tea

Tutti noi sappiamo quanto i britannici considerino il tè uno dei punti cardine nonché uno dei simboli della cultura inglese. Il tè oggi è considerato un momento di condivisione e di riposo, ma nel 1650, periodo in cui fu importato, rappresentava un vero e proprio status symbol. Solo l’aristocrazia poteva concedersi di bere una tazza di tè servita in preziosi servizi di porcellana. Col passare del tempo anche ai meno abbienti ne fu concesso il consumo. Nel vocabolario inglese rimane tutt’ora l’idea che la “cup of tea” sia un qualcosa di positivo, attinente ai propri interessi, per questo, dire che qualcosa o qualcuno “is not my cup of tea” significa conseguentemente affermare che “non è nelle proprie corde”, “non è il mio forte” o “non fa per me“.

Italia

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Che pizza!

Di parole ne servono poche per spiegare questa esclamazione di stizza, ma ci avete mai pensato che anche un’affermazione come questa contiene uno dei cibi più famosi della cucina italiana? Il motivo per cui ci si riferisca alla pizza come a qualcosa di noioso mi è ancora personalmente oscuro, a parer mio un alimento del genere può dare solo gioie!

Giovedì gnocchi

A celebrare un altro famoso piatto della tradizione nostrana è il detto “giovedì gnocchi”, dal significato apparentemente superficiale e scherzoso. L’espressione nasce a Roma, risale al periodo del secondo Dopoguerra e, in realtà, cela un messaggio ben più ampio. Gli gnocchi, un formato di pasta particolarmente saziante e soddisfacente, erano consumati preferibilmente il giovedì in vista del venerdì “magro”, giorno in cui, secondo il rito cattolico, si doveva invece osservare il digiuno dalla carne (oggi una tradizione meno in uso).

Portogallo

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Credits: Marco Verch

Para quem é, bacalhau basta!

“Per chi lo è, il baccalà è sufficiente” Non potevano mancare in Portogallo dei proverbi che contenessero uno dei suoi piatti principi: il baccalà. La frase italianizzata appare poco chiara ma in lingua portoghese ha un significato ben preciso e una connotazione negativa. Si allude in questo caso ad una persona considerata tanto futile ed insignificante che può contentarsi di qualsiasi cosa. In passato il baccalà era infatti ritenuto un alimento povero, accessibile a tutti e quindi di poco valore.

Ficou em águas de bacalhau

L’espressione idiomatica significa letteralmente “è rimasto in acque di baccalà” e suppone che qualcosa non si sia realizzato. In italiano potremmo tradurlo con la frase “non si è fatto più niente” o “è stato un nulla di fatto“. L’origine di questo modo di dire è alquanto curiosa, si pensa infatti faccia riferimento all’epoca in cui i marinai portoghesi intenti a pescare il baccalà nelle acque della lontana Groenlandia spesso non facessero più ritorno a casa poiché travolti da tempeste o altre impervie. Il pescato, le imbarcazioni, tutto rimaneva quindi nelle acque e nei fondali di quei mari.

Russia

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у него каша в голове – u nego kaša v golove

Letteralmente “Ha solo zuppa d’avena (каша) in testa”. La каша o Kasha appunto è una varietà di porridge composta normalmente da grano saraceno. Questo tipo di zuppa ai cereali è un piatto molto diffuso in Russia e in generale in tutto l’Est Europa e viene spesso accompagnato da carne e verdure. Ne esistono tuttavia anche varianti dolci consumate pressoché a colazione. Sebbene questa zuppa sia spesso amata dai russi, la sua accezione nella frase non è altrettanto positiva, dal momento che “avere della zuppa d’avena in testa” equivale a dire “essere confuso” o “avere confusione nei pensieri”.

Conclusione

Entrare nella cultura di un paese significa anche essere aperti ed accoglierne nuovi aspetti relativi ad esempio al cibo e alle tradizioni gastronomiche. A volte è difficile abituarsi immediatamente ad alcuni modi di fare o usanze completamente diversi dai nostri. É come quando il nostro palato incontra un sapore completamente nuovo, mai provato prima. In Brasile quando per la prima volta assaggiai  l’açai, una bacca di colore blu-nero che congelata e frullata acquista la viscosità di un gelato, faticai a capire il perché i brasiliani ne andassero tanto ghiotti: era estremamente dolce per i miei gusti. Tuttavia con il passare del tempo cominciai ad apprezzarne il sapore e a “familiarizzare”con questo frutto. Questo è quindi ciò che consiglio quando si ha a che fare con un paese del tutto nuovo: darsi del tempo per calarsi in quella cultura e quindi “assaporarne” i nuovi aspetti e cercare di comprenderli con occhi diversi.

E voi cosa ne pensate? Vi sono venuti in mente modi di dire italiani o di altri paesi esteri legati al cibo?

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46 commenti

  • Julia

    Devo ammettere che non avevo mai pensato a “che pizza” ma invece è davvero frequente d capita anche s me di usare questa espressione!

     
    • Laura Serrentino

      Grazie 😊 devo dire ho fatto fatica ad abituarmici a sentire il detto con la salsiccia, suona tanto male quando lo dicono ahah

       
  • Elisa

    Molto carino questo articolo. Non conoscevo molti di questi modi di dire ma “not my cup of tea” rimane sempre uno dei miei preferiti!
    Mi fa sentire un po’ aristocratica ogni volta che ho l’occasione di usarlo 😂

     
  • Veronica

    Interessantissimo questo articolo! A parte alcuni modi di dire, tutti gli altri non li conoscevo… In effetti non avevo mai ragionato sulla provenienza dei modi di dire, ma in effetti è un argomento affascinante!

     
      • Paola

        Sul giovedì gnocchi, mi hai aperto un mondo perché pensavo all’altro significato delle pagine Facebook che il giovedì postano foto di bei ragazzi con questa didascalia ahahahah

         
  • Moira Nazzari

    Bellissimo questo post! Un po’ diverso e molto molto interessante. Non conoscevo i detti tedeschi e portoghesi! Quelli italiani in effetti sono molto diffusi!! Brava!!! 🙂

     
    • Ilaria Fenato

      Questo post è bellissimo! Adoro le tradizioni legate al cibo e quelle dei modi di dire sono tra le mie preferite! Non ne conoscevo molti quindi sono felice di aver letto questo pezzo.
      Ne approfitto per farti i complimenti per il tuo blog, sto iniziando ad esplorarlo… 😉

       
      • Laura Serrentino

        Grazie mille mi rende felice che questo articolo possa essere stato interessante per te e ti ringrazio anche per i complimenti ☺️☺️

         
        • Morena

          Carinissimo questo articolo!
          Mi piacciono queste curiosità da veri locals, se legate al cibo ancora meglio. Alcuni modi di dire li conoscevo, altri come quello russo, no. Complimenti:interessante e divertente 🤩

           
  • Virginia

    Bello e divertente questo articolo! La settimana prossima sarò a Londra per un master e farò sicuramente colpo sui miei colleghi con la frase “it’s not my cup of tea”!

     
  • Veronica

    Un post davvero originale e soprattutto informativa! Non avevo mai fatto caso a quanto il cibo fosse presente anche nei nostri modi di dire! Eppure uso spessissimo “che pizza” o “is not my cup of tea”! Davvero molto divertente.

     
  • Deianira

    L’idea di questo post è divertentissima! 🙂 Verissimo, il cibo è talmente parte delle culture che entra anche nei modi di dire, non ci avevo forse mai pensato in questi termini così “gustosi” 😉

    Comunque, concordo al 100% con la tua conclusione: per capire davvero una cultura, comprenderne sfumature, ragioni o tradizioni, o sentirsene davvero parte, un assaggio superficiale di certo non basta. Come per tutti i nuovi sapori, ci si deve abituare, gustarli con calma e con la voglia di assaporarli davvero 😉

    Questi argomenti mi piacciono un sacco, decisamente my cup of tea! ;P

    Baci!

     
    • Laura Serrentino

      Grazie mille per il tuo commenti mi rende felice aver fatto passare il messaggio 😍 e sono contenta che la pensiamo similmente 🙂

       
  • Claudia

    Un articolo davvero carino ed originale! Non conoscevo questi detti e neanche l’origine dell’espressione italiana “giovedì gnocchi!” In fondo è proprio vero che spesso “siamo quello che mangiamo!” 😉

     
    • Laura Serrentino

      Verissimo! Ogni popolo ha la sua cucina e il suo modo di intenderla anche a livello linguistico 🙂

       
  • Sara

    Ma che articolo simpatico! Ne aggiungo una in francese: manger la grenouille: letteralmente mangiare la rana ma in realtà significa dilapidare i propri risparmi.
    Questo perchè nel XVIII secolo i risparmi non si mettevano in un contenitore a forma di maialino ma bensì a forma di rana. Da qui il detto puramente francese.

     
    • Laura Serrentino

      Ma dai! Troppo forte! Bello sapere come questi detti facciano riferimenti ai dei fatto storici e malgrado il passare degli anni rimangano ancora di uso comune 🙂

       
  • antonella

    Molto divertente il tuo post sui modi di dire legati al cibo. Vero è che in ogni cultura, il cibo è stato ed è tuttora importantissimo e i modi di dire ad esso legati rappresentano la tradizione dei popoli. Basi pensare al latino “cum grano salis”… oppure ai nostri nonni che quando una cosa costava una follia dicevano “costa come una botte d’olio!”

     
  • Annalisa trevaligie-travleblog

    Bella l’usanza di offrire da bere nei compleanni pari! Cercherò di importarla da me 😀 Non sapevo davvero da dove derivasse l’espressione “giovedì gnocchi”, grazie a questo divertente articolo sono venuta a conoscenza di diversi modi di dire, che cercherò di usare più spesso anche io! Mi piace quello sul the ad esempio!

     
    • Laura Serrentino

      Sono contenta che hai ritenuto l‘articolo interessante! 😁 é stato curioso anche per me scoprirne di nuovi!

       
  • Giovy Malfiori

    Adoro i modi di dire nelle altre lingue: mi è particolarmente famigliare la cup of tea britannica. Non sentivo l’espressione tedesca da una vita: mi ricordo che era indicata in uno dei miei primi libri di testo scolastici di tedesco.

     
    • Laura Serrentino

      Qui in Austria viene usata tantissimo:) si ce ne sono talmente tanti di modi di dire che calzano a pennello con l‘articolo che ne parlerei ad oltranza 😀

       
  • Anna

    Articolo davvero divertente! È proprio vero che per entrare nel profondo di una cultura devi conoscere i modi di dire… E spesso sono legati al cibo! Mi viene in mente una frase che dico spesso “mica pizza e fichi!”

     
    • Laura Serrentino

      Esatto! É divertente scoprirli perché agli occhi di uno straniero posso sembrare strani o esilaranti 🙂 Quella frase l ho sentita spesso dire a Roma 😀

       
  • Silvia The Food Traveler

    Anche a me piace sempre scoprire i modi di dire legati al cibo in altre lingue. In particolare mi piace molto un detto norvegese che dice:Å være født bak en brunost che significa qualcosa del tipo “essere nato dietro una forma di formaggio”. Sembra che sia un modo “carino” per riferirsi a una persona un po’ tonta…
    Sai che in italiano non conoscevo l’espressione “giovedì gnocchi”?

     
    • Laura Serrentino

      Ma dai! questo detto norvegese è veramente interessante un pò alla stregua di quello russo riguardante la zuppa di grano! Forse l’espressione “giovedì gnocchi” è usata prettamente a Roma, non saprei 🙂

       
  • antonella

    Ho letto con molto piacere il tuo articolo, è vero il cibo è parte integrante della cultura di un popolo da entrare nel modo di esprimersi. In Italia siamo maestri in fatto di cucina e quindi in fatto di modi di dire legati al cibo. Che dire di “andare a nozze coi fichi secchi” oppure ” finisce tutto a tarallucci e vino”…

     
    • Laura Serrentino

      O a Roma si dice anche che una cosa è “pizza e fichi” quando di poco conto 😀 sarebbe da scriverci un’enciclopedia veramente 😀

       
  • Valentina

    Cara Laura ti ringrazio per questo post molto divertente e anche utile perché mi ha permesso di scoprire molto sui modi di dire in giro per il mondo! Non so neanche io perché si dica “che pizza!” e non sapevo da dove derivasse l’espressione “giovedì gnocchi!” Ti ringrazio per queste curiose chicche 🙂 É stato un piacere leggere questo tuo articolo

     
    • Laura Serrentino

      Ti ringrazio Valentina ☺️ Sono contenta che ti sia stato utile e che hai trovato qualche curiosa informazione anche sui i nostri modi di dire in Italia 😁

       

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