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Riflessioni

Terremoto: tragedia nel Centro Italia e la satira “scuoti-coscienze” 🇮🇹

In portoghese si scrive “cair em si”, in italiano si legge rinsavire. Questa è la sensazione che ho avuto dopo aver trovato tra i più svariati commenti riguardanti il terremoto che il 24 agosto 2016 ha mietuto quasi 300 vittime nelle città di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, la macabra e nauseabonda vignetta di Charlie Hebdo.

L’eco dell’avvenimento rimbomba in maniera assordante in un vuoto fatto di incredulità e impotenza alle orecchie di una ragazza intenta a rincorrere con l’istinto e con il cuore ciò che sembra essere il proprio futuro, lontana dalla sua famiglia e dai suoi amici ma vicina con l’animo e con la mente a loro e alla propria patria. Questo è ciò che ho sentito, poi la rabbia. Ad un anno dalla stesura della mia tesi sulle Ecomafie, sento che gli effetti devastanti dell’abusivismo edilizio, del lassismo, della superficialità e della scarsa attenzione delle istituzioni e anche dei singoli cittadini nei confronti del proprio territorio, e in primis delle proprie famiglie, non lascia scampo alla forza tristemente reale, concreta della terra, del terremoto che ha lasciato un solco profondo nel Paese e nella vita di ciascuna vittima.

Poi l’indignazione, per la stessa vignetta. La satira provocatoria, che sconfina nel disumano, e fa male perché “dopo il danno anche la beffa”. E quella, come il colpo di una frusta nell’animo di chi la legge, vorrebbe forse con la sua beceraggine farci appunto rinsavire? Farci pensare “mi sto indignando per una vignetta e non mi sto indignando per il sistema corrotto edilizio, sociale, economico e politico che ha causato il crollo di un’intera cittadina e con sé la speranza, i progetti, l’amore, la vita di decine e decine di bambini, nonni, uomini?”

É una settimana che rifletto su ciò che è accaduto e cerco di prendere una posizione sulla vicenda e finalmente sono arrivata a un punto, che ritengo giusto o perlomeno rispettoso, perché di rispetto si tratta alla fine. C’è della verità da entrambe le parti: da un lato il dolore, la sofferenza delle vittime e la vicinanza di connazionali e non alla tragedia che ora continuerà a vivere nei cuori di chi ha perso tutto; dall’altra l’arida ma reale opinione di chi vuole dare un nome alla causa di tutto questo, che non si identifica purtroppo con la singola catastrofe naturale ma va ben oltre. La mia risposta è il silenzio.

A volte davanti a tutto ciò e meglio rimanere semplicemente in silenzio

In un mondo ormai “social”, sempre votato alla condivisione, al commento virtuale perché semplice, perché veloce, perché a volte è più facile postare un link, perché si deve trovare una morale e un’opinione a tutto, anche quando si è ignoranti in materia: ecco, io rispondo con il silenzio. Forse la miglior risposta in questo caso. Un silenzio che non è indifferenza o incapacità di indignarsi e disapprovare come si potrebbe pensare, bensì è rispetto nei confronti di chi ha vissuto qualcosa che vorrebbe dimenticare, di chi soffre uno strazio che non possiamo immaginare. Ed è anche silenzio nei confronti della grossolanità di una vignetta che si dovrebbe semplicemente ignorare e che non merita, a mio parere, una tale ed esagerata attenzione. Eh già, perché sono fermamente convinta che i miei connazionali che hanno sopravvalutato la portata di questa vicenda, hanno fatto esattamente il loro gioco, siano incappati nella loro rete, nel momento in cui hanno dimostrato di sapersi indignare quasi più per un’immagine che meritava solo indifferenza (perché questo è l’atteggiamento nei confronti di chi è insensibile a un dolore così grande) piuttosto che verso le corruttele e le logiche mafiose che spesso sfuggono a molti cittadini e contro quella mentalità retrograda che porta ad affermare che “ormai l’Italia va così”.

Io invece credo fermamente nel popolo italiano perché ha sentimenti, è solidale, è sorriso, è vita, è Bellezza. E lo ha dimostrato dando letteralmente il sangue negli ospedali delle regioni e città limitrofe ai luoghi della tragedia, donando vestiario e beni di prima necessità e superando addirittura il quantitativo necessario. Forse perché siamo consapevoli che lo Stato e le Istituzioni sovente non ci aiutano. O magari perché ancora siamo persone vere e di buon animo.

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Credits: Angelo Giordano

La speranza oltre le macerie

Dobbiamo svegliarci da questo tepore, capire la ricchezza che ci accomuna che, credetemi, non è facile trovare in ogni nazione, comprendere quanta Bellezza abbiamo e soprattutto di quanto non sappiamo prendercene cura.

Silenziosi, senza perderci in inutili chiacchiere dobbiamo fare, agire. Come? Per esempio:

– viaggiando e passando del tempo all’estero, lasciandoci ispirare dalle nuove culture e dalle differenti mentalità e portando poi a casa ciò che di buono abbiamo trovato;
– impegnandoci a non cadere nei compromessi, a non cercare la solita scorciatoia. Perché l’italiano medio questo fa nel suo piccolo, negli uffici pubblici, nel traffico della città. Se vogliamo che l’Italia cambi dobbiamo noi in primis rispettare le regole, invocare la giustizia anche quando non ci ascolta, rispettare il nostro habitat perché è il primo biglietto da visita del nostro Paese e perché è talmente meraviglioso che dovrebbe venire naturale cercare di salvaguardarlo.

Tante belle parole lo so, per ora. Chissà se, in silenzio, si trasformeranno in fatti.

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4 commenti

  • Valentina

    Concordo pienamente con quanto hai scritto: spesso un silenzio vale molto di più di tante parole

    A distanza di anni, rivedere queste immagini mi ha fatto un certo effetto. Sai che il mese scorso ero in Abruzzo e ho scelto di visitare L’Aquila… nonostante siano passati esattamente 10 anni, il centro ci sono ancora alcune “zone rosse” transennate… un cantiere a cielo aperto. Mi ha rattristato parecchio vedere le case disabitate distrutte.. dalle finestre aperte di alcune si vedevano persino i mobili e dei vestiti al loro interno. Forse a breve pubblicherò un post sul blog a riguardo…

     
    • Laura Serrentino

      Assurdo come dopo così tanto tempo siano rimaste ancora delle “ferite aperte”. Si sarebbe interessante se scrivessi un articolo sullo stato attuale delle cose dal tuo punto di vista

       

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