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Deforestazione in Amazzonia e crisi idrica in Brasile 🇧🇷

E’ curioso notare che la parola portoghese desmatamento, in italiano “deforestazione”, contenga al suo interno la radice del termine matar, letteralmente “uccidere”. In effetti se ci pensiamo bene la deforestazione può rientrare in questo ordine di idee: uccidere l’ambiente e quindi la natura e i suoi esseri viventi. Ciò che sta succedendo in Brasile ne è una concreta dimostrazione.

Nel paese verde-oro spesso e volentieri il disboscamento coincide con la distruzione di intere aree verdi per incentivare l’urbanizzazione di città come San Paolo e Rio de Janeiro, e permettere la costruzione di centrali idroelettriche nelle regioni amazzoniche. Deforestazione e riscaldamento globale sono i due fattori che negli ultimi anni hanno contribuito maggiormente a creare quella miscela esplosiva capace di far scoppiare nel paese una vera e propria crisi idrica.

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Quale soluzione scegliere?

Per il Brasile la mancanza di acqua è un problema del tutto nuovo e alquanto grave. In questi ultimi tempi le regioni del Sud Est, caratterizzate solitamente da piogge abbondanti e umidità, hanno vissuto lunghi periodi di secca. Ciò non ha aiutato il paese nella produzione di energia idroelettrica, una delle maggiori fonti energetiche della nazione. Si è cercato perciò di trovare una soluzione attingendo alle risorse dei paesi più a Nord. E’ cosa nota che il Nord Est sia una regione particolarmente arida e poco torrentizia, tuttavia le zone più centrali, che coincidono grosso modo con lo stato del Pará, ospitano una delle più importanti riserve naturali del Brasile, e del mondo: la Foresta Amazzonica. Lungo questo immenso polmone verde scorrono fiumi come il Rio Xingu (da leggersi “scingù”) e il Rio Tapajos. E’ proprio lungo questi enormi bacini idrografici, spesso situati in prossimità di grandi cascate, che si è deciso di dare finalmente vita ad alcuni progetti che erano in cantiere già da diverso tempo.

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Credits: Olaf

Centrali idroelettriche: pro e contro

Insomma, la soluzione alla crisi idrica è…costruire nuove centrali idroelettriche. Sicuramente è da ammirare che un paese in via di sviluppo come il Brasile dia il buon esempio attingendo a fonti di energia pulite e rinnovabili. Tuttavia ci sono dei lati negativi, tra cui il sopracitato fenomeno della deforestazione.

E’ un cane che si morde la coda: costruire centrali atte a convogliare la produzione di energia idroelettrica nei paesi più carenti, e, allo stesso tempo, distruggere il territorio diminuendo così il bacino idrico dei fiumi e le probabilità di avere nuovi periodi interessati da piogge intense e umidità.

Ma non finisce qui. Anche lo scomodare le popolazioni indigene, situate nelle aree destinate alla costruzione delle future centrali, rientra tra i piani del governo brasiliano. Nel caso della costruzione della centrale di Belo Monte, le svariate proteste da parte degli Indios e di alcuni cittadini brasiliani non hanno portato alcun risultato. I lavori sono terminati con il trasferimento delle comunità indigene in alcune zone limitrofe.

Ora si sta ripercorrendo la stessa trafila per la centrale idroelettrica di Tapajos, la prima delle 5 in progetto nella stato del Pará. Ecco di seguito un’immagine relativa alla protesta portata avanti dagli Indios Munduruku, abitanti di questa regione.

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Credits: Paygomuyatpu Munduruku

Conclusione

In conclusione la questione è tutt’altro che facile da interpretare. Certo è che nella conferenza sul clima COP 20, tenutasi in Perù in questo mese di dicembre, è emerso che il Brasile, pur avendo a disposizione molte altre risorse rinnovabili con cui  generare energia eolica, solare, delle biomasse o addirittura energia oceanica, non ha alcuna intenzione di fare dei passi indietro nei suoi progetti di natura” idrica”.

Aggiornamento

Tutt’altro che rigogliosa è oggi la situazione in cui verte la foresta Amazzonica. Secondo i dati attuali trasmessi dagli osservatori satellitari tra il 2014 e il 2018 il fenomeno della deforestazione è raddoppiato e quindi aumentato del 13,7%. Malgrado le numerose proteste delle popolazioni locali le attività di disboscamento non si sono placate. Ora più che mai lo stato del Parà e del Mato Grosso ne mostrano le terribili conseguenze. Tra il 2017 e il 2018 in totale sono 8000 i chilometri quadrati di foresta tropicale scomparsi. Tra le cause annoverate si citano non solo le concessioni del governo brasiliano atte alla costruzione di centrali idroelettriche ma anche attività illecite di disboscamento portate avanti dalla criminalità organizzata e finalizzate all’acquisizione illegale di risorse naturali preziose.

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